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martedì 15 marzo 2011

La depressione

La depressione è un disagio molto diffuso. Anche se un disturbo depressivo può presentarsi a qualsiasi età, in genere l’esordio è in età adulta. 
 

I sintomi durano giorni o settimane. La depressione non è soltanto una forma estrema di tristezza. E’ un disturbo che influenza sia la mente sia il corpo, incluse le funzioni cognitive, il comportamento, il sistema immunitario e il sistema nervoso periferico. A differenza di un umore triste passeggero, la depressione è considerata un disturbo perché interferisce con il normale funzionamento lavorativo, scolastico o relazionale. La depressione è uno stato affettivo che può variare, per intensità, da relativamente leggero a profondo, da esperienza sfumata a disturbo clinico gravemente disabilitante. Si può parlare di un episodio depressivo se perdura per almeno due settimane, periodo nel quale una persona si sente depressa, incapace di provare qualsiasi piacere: vi sono cambiamenti nel sonno, nell’appetito, nel desiderio sessuale, perdita di interesse per le cose che prima erano reputate interessanti, perdita del piacere della vita, di energia, diventa difficile concentrarsi e possono esserci sentimenti di colpa e pensieri suicidari.

La depressione può essere una risposta relativamente appropriata, anche se per certi versi eccessiva, a una comprensione accurata della realtà oppure può essere basata su gravi distorsioni di quest’ultima.

Vi sono poi persone con carattere depressivo che non hanno mai avuto un episodio significativo di depressione clinica e che tuttavia hanno una personalità patologicamente depressiva e soffrono di un tono dell’umore cronicamente deflesso e disforico. In questo caso si può parlare di persone con una personalità depressiva. Le ricerche hanno stabilito l’esistenza di due versioni diverse: introiettiva, caratterizzata da senso di colpa, tendenza all’autocritica e al perfezionismo, e analitica, caratterizzata da vergogna, alta reattività alla perdita e al rifiuto, sentimenti aspecifici di inadeguatezza e senso di vuoto. Secondo gli studi di Shedler e Western (1998), la personalità depressiva è il tipo più comune di struttura di personalità che si incontra in ambito clinico.

I soggetti con depressione introiettiva cercano dentro di sé la spiegazione delle loro esperienze dolorose. Quando sono maltrattati, rifiutati o abbandonati, tendono a credere che in qualche modo sono loro ad essere in torto. E così fanno di tutto per essere “buone”, ma raramente riescono a sentirsi soddisfatte. Gli individui con depressione analitica si caratterizzano invece per il livello di disagio e la disorganizzazione a cui vanno incontro quando fanno esperienza di perdite e separazioni. Il funzionamento psicologico in questo caso è organizzato attorno ai temi della relazione, degli affetti, della fiducia, dell’intimità e problematiche simili. Si sentono vuoti incompleti, soli e deboli anziché moralmente perfezionisti e eccessivamente autocritici. Spesso lamentano una disperazione esistenziale, il sentimento che la loro vita sia vuota e priva di significato.

Nell’approccio di Psicoanalisi della relazione, la depressione, come espressione sintomatica di sofferenza interiore, può essere vista come il tentativo di elaborare il passaggio da un equilibrio e da uno stato, affettivo ed emotivo, ad un altro. La vita è continua creazione e divenire all’interno di un rapporto coerenza-perturbazione. Una proprietà degli esseri viventi è di tendere sempre e comunque a ristabilire una propria coerenza ottimale durante e dopo l’esposizione a perturbazioni, che possono essere gli eventi che incontriamo nella vita: la perdita del lavoro, la perdita di una persona cara, ma anche la difficoltà a permetterci i nostri desideri, ad ascoltare i nostri bisogni. La sofferenza, come momento di passaggio, esprime la possibilità che l’individuo cerca di darsi aprendosi da uno stato passivo a uno attivo. Il marasma di sofferenza apparentemente insostenibile è l’indice dell’elaborazione del cambiamento di coerenza. Più la sofferenza si fa intensa e pervasiva, più il passaggio in gioco è grande e profondo, ma non impossibile da reggere e da elaborare. Ostacolare, impedire, rallentare o frenare questo processo significa sopprimere la possibilità che la persona sta cercando di darsi e con cui si sta confrontando cioè avere una vita diversa.

BIBLIOGRAFIA

AA.VV. (2006). PDM. Manuale diagnostico psicodinamico, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2008

M. Minolli, (2009), Psicoanalisi della Relazione, Francoangeli, Milano

Westen D., Shedler J., Lingiardi V. (1998). La valutazione della personalità con la SWAP-200, Raffaello Cortina Editore, 2003

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