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martedì 15 marzo 2011

Ansia? parliamone

L'ansia e le sue manifestazioni: riconoscerla per poterla affrontare

L'ansia è paura in assenza di un pericolo evidente. E' quindi una risposta sostanzialmente fisiologica ad una sollecitazione interna o esterna che il cervello riceve. Si tratta di un'emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell'organismo quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa.

E' una risorsa che nel corso dell'evoluzione il cervello ha sviluppato ed affinato per proteggere l'individuo dalle minacce che il mondo esterno può sollecitare. Si traduce infatti nella tendenza immediata all'esplorazione dell'ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga e in una serie di fenomeni neurovegetativi come l'aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco (tachicardia), della sudorazione, le vertigini, ecc.. Questo perchè, nell'ipotesi di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l'organismo ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.

La percezione che normalmente si ha dell'ansia è, nel linguaggio comune, di qualcosa di fastidioso, che procura disagio o addirittura sofferenza nell'individuo. In realtà non potremmo vivere senza ansia; attraversare la strada, sostenere un esame, aprire alla porta in risposta al campanello, sono tutti comportamenti che non potremmo sostenere senza la capacità d'adattamento per rispondere ad uno stimolo che compare,talvolta d'improvviso a modificare i nostri equilibri, mentre altre volte lo conosciamo in anticipo e dobbiamo solo organizzarci.

E' quindi un sistema difensivo, e la sua funzione principale è di allertare una serie di circuiti che si sono andati perfezionando nel corso dell'evoluzione.

Quando l'attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, tuttavia, possiamo pensare di essere di fronte ad un disturbo d'ansia, che può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni.

L'ansia, come la febbre o il mal di pancia, è sintomo di una malattia e non una malattia di per sè, e può essere provocata da diverse cause.

Ad esempio malattie mediche, come l'ipertiroidismo, l'uso di alcuni farmaci, l'abuso di caffè o altre sostanze, la sospensione improvvisa di alcool, tranquillanti o altre sostanze, ecc. possono essere tutte cause di ansia.

Alcune sono di breve durata, e possono essere eliminate completamente e rapidamente. Altre sono più durature e richiedono terapie più prolungate.

I disturbi d'ansia conosciuti e chiaramente diagnosticabili sono:
  • Fobia specifica (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti, ecc.)
  • Disturbo di panico e agorafobia (paura di stare in situazioni da cui non vi sia una rapida via di fuga)
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Fobia sociale
  • Disturbo da stress acuto o post-traumatico da stress
  • Disturbo d'ansia generalizzata

L'attacco di panico è una crisi d'ansia estrema, sconvolgente, che comporta i sintomi fisici e psichici dell'ansia al massimo dell'intensità, fino a provocare la paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo, depersonalizzazione (sentirsi come estraneo a se stesso o come distaccato da sé o come un automa, ecc.), derealizzazione (vivere la realtà esterna come strana, irreale). Fin dai tempi dell'antica Grecia è stato descritto un disturbo che provocava paure irragionevoli in soggetti sani di mente. La parola panico deriva dal nome di Pan, una divinità della mitologia greca, che induceva un improvviso ed intenso stato di terrore nei viandanti.

Sembra un fulmine a ciel sereno, un'attivazione improvvisa che appare totalmente "insensata", di palpitazioni galoppanti, col cuore che batte all'impazzata, tremori, dispnea, affanno respiratorio, sensazione di soffocamento, dolore al petto, formicolio o torpore in qualche distretto corporeo,sudorazione fredda, brividi, vampate di calore, vertigini, nausea, sensazione di vuoto alla testa e di sbandamento, senso di svenimento, derealizzazione, depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire: la sensazione di stare davvero per morire. Tutto questo sfocia in angoscia per la percezione di non sapere che cosa stia capitando, né, quindi, che cosa ci si possa fare.

Sono esperienze tremende, che fanno stare terribilmente male, e che, a propria volta, suscitano un'angoscia anticipatoria. Le persone che hanno provato la crisi d'ansia la descrivono come un esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta: è comprensibile, quindi, che la paura di un nuovo attacco di panico diventi immediatamente forte e dominante, anche a causa del circolo vizioso tipico del panico, che prevede che i sintomi fisici rinforzino quelli psicologici e viceversa.

Le strategie di evitamento preventivo tendono a diventare così massicce e pervasive, da portare progressivamente le persone a evitare ogni novità, ogni imprevisto e quindi ogni occasione di vita, con grave danno e grande infelicità per loro stessi e per le persone che vivono con loro. Spesso chi è colpito da questo disturbo comincia ad evitare determinate situazioni o luoghi per paura di avere un attacco. Maggiori sono gli evitamenti e maggiori saranno gli sforzi, ed il tempo necessario, per superare il disturbo. Le situazioni più frequentemente evitate sono spazi chiusi (ascensori, autobus, treni, ecc), spazi aperti (come per esempio le piazze) e posti lontani da casa. Si parla in questo caso di agorafobia, intendendo con questo termine, che etimologicamente significa "paura della piazza", l'ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile allontanarsi in tempi brevi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico; per questo motivo spesso viene richiesta la presenza di un accompagnatore. I timori agorafobici riguardano, appunto, l'essere fuori di casa da soli, in mezzo alla folla, il viaggiare in treno, in autobus o in automobile, il dover aspettare in coda. La percezione della perdita di controllo, o la sensazione di essere "intrappolati", sono temi di pensiero frequenti in tali situazioni.

E' frequente che un singolo episodio sfoci facilmente in un vero e proprio disturbo da attacchi di panico, più per "paura della paura" (meccanismo dell'ansia anticipatoria), che altro; la persona si trova, senza esserne consapevole, rapidamente invischiata in un tremendo meccanismo che spesso si porta dietro la cosiddetta "agorafobia", ovvero l'ansia relativa all'essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.

Tutto ciò può portare anche a conseguenze fortemente invalidanti nella vita e nel funzionamento sociale e lavorativo della persona perchè può diventare pressoché impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, in autobus o guidare l'auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e così via.

L'evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene (cioè in grado di scatenare l'attacco di panico o la crisi d'ansia) diventa, di conseguenza, la modalità prevalente di affrontare il problema e la persona diviene schiava del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ed i conoscenti a non lasciarla mai sola e ad accompagnarla ovunque, con l'inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere costantemente dipendente dagli altri e che rischia in molti casi di condurre ad una depressione secondaria. Il disturbo di panico può comparire ad ogni età, ma più spesso esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. Il decorso è solitamente cronico con un'alternanza di periodi di crisi e di remissioni che talvolta durano anni. I soggetti affetti da DP sono spesso incompresi da familiari, amici e colleghi di lavoro, che minimizzando la gravità della sintomatologia riferita, possono contribuire a ritardare un tempestivo invio allo specialista per le cure necessarie. Un trattamento inadeguato, o mancato, comporta un maggior rischio di cronicizzazione della patologia.

La confusione tra attacchi di panico e disturbo di panico è piuttosto comune. Molti disturbi psichiatrici (fobia sociale, fobia specifica, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo post-traumatico da stress, disturbo d'ansia da separazione, disturbo d'ansia generalizzata, disturbi di personalità) possono associarsi a manifestazioni ansiose molto intense e acute; ma queste si presentano sempre in risposta a situazioni o stimoli specifici (ad es. la vista di un oggetto fobico, nel caso della fobia specifica; l'esposizione ad un pubblico, nel caso della fobia sociale; l'impossibilità a compiere una compulsione; nel caso del DOC; ecc.); nel caso di disturbo di panico, invece, gli attacchi sono del tutto inaspettati, anche se in alcuni soggetti possono essere scatenati da alcune situazioni specifiche, come il guidare, il viaggiare, il fare acquisti in un negozio affollato. Inoltre nel DP, gli episodi sono ricorrenti, e per un mese (o più) il soggetto trascorre buona parte del suo tempo in preda alla paura di successivi attacchi, è preoccupato dell'implicazioni dell'attacco o dalle sue conseguenze (per es., perdere il controllo, avere una attacco cardiaco, impazzire, ecc.) e il suo comportamento è alterato a causa degli attacchi.

Il perdurare della sintomatologia nel tempo può generare demoralizzazione e, in alcuni casi, depressione secondaria. I soggetti gravemente agorafobici possono condurre una vita molto ritirata, costretti a rimanere in casa perché timorosi di affrontare la guida, di effettuare un viaggio, o semplicemente di recarsi al lavoro; ne risulta un'esistenza limitata negli scambi sociali, comportando un senso di inadeguatezza pervasivo in più ambiti. Una paziente riferiva di sentirsi sminuita dal disturbo, in quanto non poteva più accompagnare la figlia a scuola per paura di avere un attacco, così come non riusciva a fare la spesa al supermercato da sola. Un altro paziente professore universitario non era in grado di recarsi all'estero per paura di viaggiare in aereo.

La fobia si può definire come un comportamento di evitamento mediato dalla paura e in grado di interferire significativamente con le normali attività dell'individuo. Tale condotta di evitamento è sovradimensionata rispetto al pericolo rappresentato dall'oggetto o dalla situazione specifici, e l'individuo ne riconosce l'irragionevolezza. E' possibile distinguere tra fobia specifica e fobia sociale.

Molte paure specifiche non causano problemi così invalidanti da spingere la persona a cercare un aiuto esterno. Il termine fobia in genere implica una sofferenza psicologica soggettiva e una menomazione del funzionamento sociale o lavorativo come conseguenza dell'ansia. Tra le fobie più diffuse sono presenti la paura delle altezze (acrofobia), la paura dei ragni (aracnofobia), la paura dei serpenti (ofidiofobia), la paura del sangue e delle ferite (emofobia), la paura degli spazi chiusi (claustrofobia), la paura dei luoghi pubblici (agorafobia), la paura di essere sepolti vivi (tafofobia) e la paura dei cani (cinofobia). La fobia sociale, detta anche disturbo d'ansia sociale, una paura irrazionale e persistente, generalmente collegata alla presenza di altre persone. Questa condizione può essere estremamente debilitante, in quanto chi ne soffre cerca di evitare una particolare situazione in cui potrebbe essere oggetto di valutazione da parte di altri e rivelare segni di ansietà o manifestare un comportamento imbarazzante. Le fobie sociali possono essere di tipo generalizzato o specifico, a seconda della gamma di situazioni temute ed evitate. Negli individui che soffrono del tipo generalizzato il disturbo ha un esordio più precoce ed è spesso accompagnato da una maggiore tendenza alla depressione e all'abuso di alcool.

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