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sabato 10 dicembre 2011

Come prendersi cura degli anziani fragili e delle persone malate di Alzheimer

In questo articolo vorrei parlare di un tipo particolare di approccio, l’Approccio Capacitante, messo a punto da Pietro Vigorelli, medico, psicoterapeuta e fondatore del Gruppo Anchise, che da anni si occupa di ricerca, formazione e cura della persona anziana.
La caratteristica che contraddistingue questo approccio rispetto ad altri è quello di mettere il focus non su programmi o attività riabilitative, ma piuttosto suggerisce di partire dall’osservazione e dall’ascolto dell’anziano per creare una relazione in cui la persona si senta riconosciuta come protagonista, nonostante la disabilità, e ogni attività possa essere considerata dal suo punto di vista.



Quando si interagisce con un anziano fragile o con un anziano con demenza, l’attenzione tende a focalizzarsi di più sulle fragilità, sulla malattia, su quello che la persona non riesce a fare o che non riesce a ricordare o che non riesce ad esprimere; quindi sui suoi deficit. Ma chi si ammala di Alzheimer non è solo un malato. Anche nella fase avanzata della malattia, in momenti particolari, si può cogliere la presenza di un io consapevole della propria malattia e della propria storia, che ha ancora delle competenze, con la propria unica individualità e soggettività.

Focalizzare l’attenzione sugli aspetti negativi della persona, sui suoi bisogni, comporta conseguenze sfavorevoli. Succede ad esempio che venga sottovalutato o ignorato tutto il mondo dei desideri, dei progetti, delle risorse della persona. L’anziano, influenzato dall’ambiente, percepirà se stesso solo come bisognoso di cure, adattandosi rapidamente al ruolo assegnato di paziente o di malato. Ogni difficoltà che incontrerà lo confermerà in questa visione distorta di sé. In questo modo viene a instaurarsi una sorta di circolo vizioso in cui la persona anziana diventa ogni giorno di più centrata sul proprio malessere e sul proprio corpo malato.

L’Approccio Capacitante invece si focalizza proprio sulle capacità e non sui deficit. Per fare un esempio, di fronte all’anziano in grado di parlare, ma che perde il filo del discorso, che non riesce a trovare la parola giusta o che scambia una persona per un’altra, questo Approccio invita a focalizzare l’attenzione sulla sua capacità di parlare, sull’ascoltare senza interrompere, senza correggere la persona. In questo modo l’anziano non si scoraggia e mantiene più a lungo la sua vivacità, autonomia e relazionalità. La proposta innovativa è quindi quella di riconoscere l’autonomia dell’anziano fragile come mezzo per fare leva nei programmi di riabilitazione, prima che come fine della stessa riabilitazione. E’ un modo per rapportarsi con l’anziano che mira a creare le condizioni per cui la persona anziana possa svolgere le attività di cui è ancora capace senza sentirsi in errore, per come può. L’Approccio ha come obiettivo quello di tenere vive le Competenze elementari, che sono cinque: la competenza a parlare, a comunicare, emotiva, a contrattare e a decidere. Queste Competenze sono quelle che permettono all’individuo di sentirsi soggetto consapevole, unico e diverso dagli altri, capace di relazionarsi con gli altri e di influire sul mondo.

Se si centra l’attenzione sulle capacità, su quello che la persona sa fare e fa e come riesce, anziché sui deficit, il circolo vizioso che si origina sulla focalizzazione dei deficit e sul senso di inadeguatezza s’interrompe e si instaura al contrario un circolo virtuoso. La persona si sentirà riconosciuta, rassicurata e rimarrà più vitale.

Questo Approccio si realizza in una relazione duale tra operatore e anziano. Non sono richieste attrezzature o ambienti speciali. Non ci sono prerequisiti per essere messo in atto. Si può realizzare semplicemente con l’uso della parola. L’intervento non parte dal fare ma dall’ascoltare .


L’anziano che comincia a dire o a fare qualcosa è una persona che vive e si esprime così come vuole e come può. L’obiettivo è che la persona possa fare quello che fa come lo fa senza sentirsi in errore; questa è la via perché possa sentirsi felice e quindi realizzare quello che per lui è importante, nel modo in cui desidera e che gli è possibile, nel contesto in cui vive.



Chi fosse interessato ad approfondire il tema, sulle possibilità di intervento con il malato d’Alzheimer può contattarmi all’indirizzo marina.gambarelli@gmail.it o al numero 339 1353750.



BIBLIOGRAFIA


Vigorelli P. (2011), L’approccio capacitante, Franco Angeli, Milano


Bergamaschi S. et al. (2008), Demenza. 100 esercizi di stimolazione cognitiva, Raffaello Cortina Editore, Milano

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